Prendendo come riferimento i primi due
termini, logopedia e logoterapia, si può affermare che molto spesso, nell’ambito
dello stesso posto di lavoro, vi sia confusione poiché ciascuno di essi si
riferisce a profili professionali ben diversi.
La logopedia è praticata dal
logopedista.
“Il logopedista è l’operatore sanitario
che svolge la propria attività nella prevenzione e nel trattamento
riabilitativo delle patologie del linguaggio e della comunicazione in età
evolutiva, adulta e geriatria…nell’educazione e rieducazione di tutte le
patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale
e scritto e degli handicap comunicativi”. Tratto da: Gazzetta Ufficiale,
Art. 1, Decreto Ministeriale 14 settembre 1994, n° 742.
La logoterapia è ben altra cosa:”…è
il più recente indirizzo psicoterapeutico ad avere concettualizato un vero e
proprio sistema…fondata da Viktor E: Frankl…si fonda su concetti di libertà
della volontà, volontà di significato e significato della vita…la
logoterapia…tradotta in <analisi esistenziale> dal termine Existenzanalyse
negli anni ’40 da uno psichiatra svizzero,…è il trattamento
dell’atteggiamento del paziente verso un destino che non può essere
cambiato. La logoterapia è stata classificata sotto il titolo di psichiatria
esistenziale, ma viene anche ritenuta una tecnica”. Tratto da: “Senso e
valori per l’esistenza, la risposta della logoterapia” di Viktor E. Frankl,
Città Nuova Editrice.
Purtroppo c’è stato un uso erroneo e
ambiguo del termine in questione anche all’interno degli stessi decreti
ministeriali precedenti a quello sopraccitato, per esempio il Decreto del
Ministro della sanità del 30 gennaio 1982, Art. 81 e il D.P.R. n° 162, 1982
legge 11 novembre 1990, n° 341.
Ci tenevo a precisare la distinzione tra i
due termini nel rispetto di entrambi i profili professionali (la logopedia
svolta dal logopedista e la logoterapia svolta dallo psicoterapeuta) e nel
rispetto dell’utente che ha chiaro e conosce ciò che sceglie e ciò che
gli viene proposto.
Colgo l’occasione per integrare queste
precisazioni, pubblicate già su IBIS, luglio 2002 – anno 16° (ex notiziario
dell’Associazione Logopedisti Lombardi), introducendo un termine nuovo, simile
anch’esso, nella sua assonanza, alla logopedia, relativo ad un ambito diverso
che non la sostituisce ma può integrarla.
Vorrei quindi accennarvi alla logogenia:
essa è un metodo, nato dal mondo della linguistica, che si avvale della sola
lingua scritta e pone come obiettivo quello di sviluppare l’acquisizione
dell’Italiano in bambini adolescenti sordi, raggiungendo un livello
paragonabile alla persona udente, affinché possano così leggere e comprendere
in modo autonomo e completo qualunque testo scritto, senza bisogno di
interpreti o intermediari di alcun tipo. In poche parole la logogenia
dà la conoscenza dell’italiano (il logogenista lavora quindi sulla
competenza linguistica), mentre la logopedia dà la
capacità comunicativa (il logopedista lavora quindi sulla competenza
comunicativa, sull’importanza cioè di saper veicolare un significato). Tale
metodo è stato elaborato, su basi teoriche di Grammatica Generativa, dalla
Prof.ssa Bruna Radelli, linguista dell’INAH (Istituto Nazionale di Antropologia
e Storia del Messico) e docente al Corso di Laurea in Lingue e Scienze del
Linguaggio della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di
Venezia.
Caterina Dainotti, logopedista
(Commissione Scientifica Giovani ALL)